Un anno di Africalive: i suoni

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Il 29 febbraio scorso nasceva Africalive. Un anno di parole, immagini e voci: a voi, oggi, alcuni dei suoni che le hanno accompagnate.

Danze Oussouye

Danze tradizionali al villaggio di Oussouye, Casamance, Senegal.

Durante questi ultimi dodici mesi, tanto è successo sul continente africano. Per una terra abitata in gran parte da giovani, con suoli ancora vergini, economie in sviluppo e democrazie ancora da conquistare, vitalità e dinamismo certo non mancano: nella storie e nelle vicende delle persone come nella Storia con la S maiuscola. Questo è quanto succede anche quando i poteri forti locali o i media e gli interessi internazionali vogliono ignorarlo o nasconderlo, proponendo l’immagina di un’Africa ancora arretrata e statica, sempre “lenta” nel suo percorso.

Con questa consapevolezza, Africalive si è proposta fin dall’inizio di offrirvi un’altra immagine dell’Africa, per quanto infinitamente ridotta, con la coscienza che più si cerca di comprendere e conoscere, e più in verità si intuisce la parzialità e la limitatezza della realtà che possiamo cogliere e quindi restituire al lettore.

Se la speranza è quella di aver quindi contribuito anche solo in minima parte a fare un po’ di informazione sul (e “dal”) continente africano, la certezza è quella di avervi presentato l’Africa che vedo, sento e vivo in Senegal ogni giorno: la “mia” Africa.

Per celebrare l’anno del blog, a voi una serie di “suoni” che hanno accompagnato alcuni degli eventi e dei momenti vissuti in Senegal che vi ho raccontato in Africalive. Chiudete gli occhi e immergetevi dapprima nel rituale di iniziazione del boukout in Casamance, (tra flauti nei boschi, tintinnio di strumenti tradizionali, spari di fucili azionati da polvere di sparo), poi nelle proteste di strada a Dakar del periodo pre-elettorale del 2012, nei canti gregoriani dei monaci benedettini di Keur Moussa, cantati in latino e nelle lingue locali accompagnati da strumenti tradizionali (djambe, kora e calabasse), nella sigla alla radio che preannuncia momenti importanti (come in questo caso lo scadere della mezzanotte del 18 gennaio, ultimatum per le truppe del Senegal e della Cedeao per attaccare il Gambia), per concludere con il giuramento all’ambasciata del Gambia a Dakar di Adama Barrow (il presidente gambiano da poco succeduto al dittatore Yahya Jammeh) e le grida inneggianti la libertà dei giovani gambiani accorsi all’evento.

 

  •     Gli audio di Africalive

 

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Luciana De Michele

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