Social network, barometri di democrazia, campagne on-line: anche l’Africa si mobilita via web

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Come ormai in tutto il mondo, i giovani africani non vengono meno all’appello della rivoluzione 2.0. Se sempre più sono gli utenti di facebook, twitter e whats app nel continente, in rete sorgono nuovi siti, blog, campagne on-line. Decima puntata di Africtivistes, la rubrica sui movimenti e la società civile africana.

Spazio di espressione e strumento di mobilitazione 
Se forse è prematuro pensare a una rivoluzione a colpi di twitter anche in Africa Subsahariana, non va tuttavia sottovalutato il potenziale dell’attività in rete dei giovani africani. Anche se la copertura di internet è piuttosto limitata soprattutto nell’entroterra di alcuni paesi, o che la potenza della connessione è ancora debole, è anche vero che nei contesti dove forti sono la censura e la repressione, è anche attraverso messaggi su facebook o whats app (applicazioni fruibili dal cellulare, e non da computer meno accessibili a gran parte della popolazione) che cittadini, attivisti, membri di associazioni e dei movimenti si esprimono, comunicano, si coordinano, mobilitano la gente. Soprattutto dove è impossibile o difficile riunirsi per farlo.

I protagonisti dei movimenti che abbiamo passato in rassegna nelle scorse puntate di “Africtivistes“, hanno confermato l’importanza di internet nel loro attivismo. Quando è meno utile per mobilitare e riunire gente per le manifestazioni, lo è più per la comunicazione interna; quando lo è meno per aggirare la censura, lo è più per tenere in contatto il movimento con i suoi rappresentanti all’estero o per cercare di dare visibilità alle proprie lotte a livello internazionale. Attraverso siti, pagine facebook e campagne on-line.

«Ogni volta che siamo alla vigilia di una manifestazione o che una decisione politica deve essere presa, il governo taglia internet, i media internazionale e tutto quello che potrebbe incitare le gente a rivoltarsi, a dire no», afferma Daniel da Brazaville, esponente in loco del movimento Sassoufit. Sempre in Repubblica del Congo,  Martial Panucci del movimento Ras-le-bol, ci aveva informato, qualche giorno dopo le elezioni, dell’oscuramento della rete da parte del governo durante il giorno del voto. Tuttavia, proprio Andrea Ngobet di Sassoufit ci aveva già spiegato come i social networks permettano loro di fare della contro-informazione ai congolesi, in un paese dove i media sono totalmente controllati dal governo, e di portare avanti delle campagne intorno pagine facebook , come “Non toccare l’articolo 57”, riferita all’articolo della Costituzione che limita i numeri di mandati in Congo. «Prima che la rete sia oscurata, circolano delle semplici istruzioni: ognuno sa quello che deve fare, e, anche se non c’è internet, le persone raccolgono le informazioni e appena torna la connessione le pubblicano. L’oscuramento del governo dunque ritarda l’azione in rete, ma non la impedisce», ci aveva spiegato Ngobet.

In Ciad il contesto è simile, ma la gente non rinuncia a combattere l’isolamento: «Oggi i giovani ciadiani sono super-connessi: ce ne sono che vendono le moto per comprarsi uno smartphone per accedere alla connessione. Oggi ormai, è il momento che aspettavamo. Prima eravamo disconnessi, ora siamo in comunicazione pure con i villaggi, la connessione aggira la censura dei media tradizionali. Visto che il governo non può controllare ogni ragazzino che si connette a facebook, la connessione è molto debole e costa molta cara: ma nonostante ciò la gente non ci rinuncia», afferma Abdelkerim Koundougoumi, rappresentante in Europa del movimento ciadiano Trop c’est Trop.

In Rdc, le teste del movimento Filimbi sono in carcere o esiliati. Tra questi ultimi, Floribert Anzuluni, coordinatore del movimento, ci informa: «Oggi anche da fuori comunichiamo con alcuni punti focali del movimento nei villaggi, via facebook e whatsapp: nel 60% del Paese la gente si collega a internet tramite telefono».

Allo stesso modo, in Burkina Faso il ruolo dei social network è stato importante per il movimento Balai Citoyen. «Grazie a facebook abbiamo potuto mobilitare il popolo contro la modifica dell’articolo 37 e soprattutto durante il tentativo del putsch dal 16 settembre sera fino alla settimana dopo. È grazie a facebook che abbiamo comunicato, la radio e gli altri canali comunicativi erano stati tagliati. Abbiamo lanciato messaggi per mobilitare e per rassicurare la popolazione, noi eravamo in contatto con le forze che sono rimaste leali all’ordine costituzionale. A volte le forze armate ci chiedevano pure di metterle in comunicazione tra loro, perchè non funzionava che facebook»spiega Smockey, rapper e uno dei leader del movimento.

Siti web e piattaforme on-line: barometri di democrazia.

BuharimeterIl web si presta anche come spazio per altri tipi di iniziative originali, di coloro ad esempio che intendono vegliare sull’operato del governo in corso. All’indomani della vittoria elettorale di Macky Sall in Senegal, nel 2012, un gruppo di giovani attivisti on-line senegalesi hanno costruito la piattaforma mackymetre.com, che si definisce “uno strumento cittadino” che permette di seguire la realizzazione del programma del governo e di “annotare l’azione del governo e attribuire un voto a ogni ministro”. Ispiratisi a questa stessa idea, è nato nel 2015 dopo le elezioni in Nigeria anche “Buharimeter.com”, un vero e proprio osservatorio sulle azioni del governo in relazione alle promesse fatte dal presidente Muhammadu Buhari in fase elettorale. È stato invece il 25 marzo scorso che la stampa locale ha annunciato in Burkina Faso la nascita della piattaforma www.presimetre.bf. da parte della Convenzione delle organizzazioni della società civile per un’osservazione domestica delle elezioni (Codel), che è stata messa a disposizione per valutare i primi 100 giorni di governi del presidente Roch Marc Christian Kaboré, e che sarà utile per un futuro bilancio del suo mandato.

L’appuntamento è mercoledì prossimo con alcuni blogger e cyberattivisti del continente!

 

Luciana De Michele

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