I movimenti in Rdc, Filimbi, La Lucha e il Fronte Cittadino 2016: «Regalate un fiore ai militari»

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Questo mercoledì la rubrica Africtivistes è dedicata ai movimenti della Repubblica Democratica del Congo: la Lucha e Filimbi.

La piattaforma della società civile e dei partiti all’opposizione di cui questi movimenti sono stati i promotori, il Fronte Cittadino 2016, ha appena lanciato una campagna di sensibilizzazione indirizzata in particolare alle forze dell’ordine congolesi. Per scongiurare le violenze di un’altra repressione nel paese.

 

Contesto politico:

A capo del governo c’è l’autoritario 44enne Joseph Kabila, succeduto al padre Laurent-Desiré Kabila nel 2001 dopo il suo assassinio, e dopo aver vinto le elezioni nel 2006 e 2011. Il prossimo appuntamento elettorale era legalmente previsto per novembre 2016, e i problemi e le tensioni a riguardo erano iniziati già l’anno scorso: dal 19 al 22 gennaio 2015, delle proteste sono state represse nel sangue. I manifestanti denunciavano un progetto di legge elettorale che avrebbe permesso a Kabila di presentarsi per un terzo mandato, nonostante il divieto della Costituzione. Sebbene il provvedimento non sia poi passato, Kabila ha da allora cercato di far slittare il calendario elettorale per poter allungare il suo mandato. L’espediente utilizzato dal governo in questo senso è stata l’idea di effettuare un censimento nazionale per organizzare meglio i dossier elettorali, operazione che richiederebbe obbligatoriamente il rinvio delle elezioni. Al giorno d’oggi, questa opzione sembra inevitabile, ancora di più in seguito alla dichiarazione della Commissione elettorale nazionale il 18 marzo di chiedere alla Corte istituzionale un po’ più di tempo per organizzare la revisione dei dossier elettorali: senza il provvedimento, secondo quanto dichiarato alla stampa congolese, dai 10 ai 12 milioni di potenziali elettori sarebbero esclusi dalle liste, mentre 2 milioni di persone già decedute ne sarebbero incluse. A questo punto resta il problema riguardo a chi spetterà il potere durante il periodo compreso tra la fine del mandato di Kabila (novembre) e la data dei prossimi scrutini: se Kabila rivendica di essere costituzionalmente legittimato ad assumere tale ruolo da u lato, dall’altro opposizione e società civile sostengono che, sempre secondo la Costituzione, tale funzione spetti al Senato.

Mobilitazioni della società civile: un fiore ai militari

Durante tutto questo periodo la società civile, i movimenti e i partiti dell’opposizione, riuniti da gennaio 2016 nel Fronte Cittadino 2016 con l’obiettivo di lottare nel paese in modo pacifico per un’alternanza democratica e contro qualsiasi tentativo di Kabila di impedirlo, aveva cercato fin dall’inizio di opporsi al tentativo del governo di far slittare la data delle elezioni. La prima iniziativa del Fronte Cittadino 2016 era stata impedita dalle forze dell’ordine a gennaio scorso, quando erano stati organizzati dibattiti e incontri per commemorare i morti della repressione di un anno prima. Da febbraio, la coalizione ha intensificato le mobilitazioni, pacifiche e originali, (come la giornata “Ville morte” -“Città morta”, la paralisi delle attività in città-), per la liberazione di alcuni attivisti attualmente incarcerati, per sensibilizzare la popolazione sui propri diritti e doveri, per costringere il governo al rispetto della Costituzione per la quale decine di congolesi hanno perso la vita durante la repressione più di un anno fa. I leader del Fronte Cittadino 2016 non hanno esitato a rivolgersi all’Onu  per denunciare le violenze, la violazione dei diritti umani, dei principi democratici e della Costituzione nel loro paese. Su questi argomenti verte anche la proposta di risoluzione diffusa il 9 marzo dal Parlamento europeo, rivolta alle autorità congolesi.

In reazione alla decisione della Commissione elettorale di rinviare le elezioni, l’ultima iniziativa organizzata dal Fronte Cittadino 2016 è stata una grande giornata di mobilitazione il 24 marzo, durante la quale è stata lanciata la campagna “Yebela Pasi Nayo Pasi Nanga” (in lingua lingala,“Sappi che la tua sofferenza è la mia sofferenza”), rivolta alla popolazione e in particolare alle forze dell’ordine, con l’obiettivo di scongiurare proprio le violenze della repressione da queste attuata in passato.

campagna per gli agenti dell'ordine in RdcCari fratelli delle forze dell’ordine, le nostre vite sono nelle vostre mani. Noi vi abbiamo dato, attraverso la Costituzione (…) e le leggi, il potere di garantire la sicurezza di tutti senza tenere in conto gli interessi individuali, etnici o di appartenenza a un’organizzazione politica. Nessuna fazione del popolo nè alcun individuo può monopolizzare la volontà del popolo. Ogni cittadino, non importa la classe di appartenenza, è tenuto a rispettare la Costituzione. Noi vogliamo rispettarvi e non temervi. Vogliamo chiamarvi per aiutarci in caso di pericolo, e non considerarvi una fonte di pericolo. (…) Cari agenti dell’ordine, nel momento in cui portiamo avanti delle azioni di sensibilizzazione legale, proteggeteci. Proteggerci, significa proteggere i vostri fratelli. Proteggerci significa proteggere i vostri figli. Proteggerci significa proteggere le libertà. Proteggerci significa proteggere il Congo. 
(traduzione tratta dal manifesto della campagna, leggi il manifesto integrale e originale)

Azioni previste dalla campagna sono infatti quella di incoraggiare i cittadini a dei gesti fortemente simbolici verso le forze dell’ordine:

(…) Ogni cittadino che incontra una forza dell’ordine l’incoraggia stringendogli la mano, facendogli un cenno con la mano o, se possibile, regalandogli un fiore. Il Cittadino legge il messaggio di sensibilizzazione all’agente dell’ordine e gliene lascia, salvo rifiuto di quest’ultima, una copia. Il Cittadino filma o scatta una foto ricordo di questo scambio fraterno, su accordo concesso dell’agente dell’ordine.
(traduzione tratta dal comunicato della campagna, leggi il comunicato integrale e originale)

La campagna è stata accompagnata anche dal lancio di una pagina facebook e di una petizione su change.org per “allertare i congolesi e il mondo sulle restrizioni allarmanti delle libertà individuali e sulla repressione sempre più violenta condotta dai servizi di sicurezza delle iniziative cittadine in favore dell’alternanza politica”.

 

I movimenti

Al centro della petizione c’è infatti la richiesta di liberazione di due giovani, Fred Bauma e Yves Makwambala, “illegalmente e ingiustamente detenuti” dal momento del lancio del movimento Filimbi, nel gennaio 2015. In quell’occasione erano stati arrestati alcuni militanti di altri movimenti africani (come dei senegalesi di Y’en a marre e dei burkinabè di Balai Citoyen), oltre che altre persone invitate allo scambio di esperienze e ad assistere alla conferenza stampa. Da allora era già stata lanciata una campagna per la loro liberazione sui social network (facebook e twitter), rivolta a tutta la comunità internazionale. I due giovani hanno attualmente interrotto uno sciopero della fame in carcere.

Filimbi significa in lingua shawili “fischietto”. Il movimento è nato ufficialmente nel gennaio del 2015, dalla convergenza di tre realtà associative. Come spiega Floribert Anzuluni, coordinatore del bande dessine Rdcmovimento e leader del Fronte cittadino 2016, Filimbi è «un movimento cittadino formato da cittadini attivi in diversi ambiti, attivisti puri, imprenditori, dirigenti: tutta una generazione che non accetta più il modo di gestione attuale del potere in Rdc, e che ha deciso di prendersi le proprie responsabilità e di rinforzare la capacità dei cittadini congolesi – per la maggior parte giovani – di influenzare coloro che prendono le decisioni nel paese. Ovvero una minoranza che approfitta della situazione». Nonostante il movimento abbia subito la repressione il giorno stesso della sua nascita, la maggior parte dei suoi leader siano stati costretti all’esilio e la rete installata in tutto il territorio agisca nella clandestinità, per mesi i militanti di Filimbi hanno condotto le loro iniziative di sensibilizzazione presso la popolazione: uno dei metodi utilizzati è stata l’organizzazione di messe nelle parrocchie durante le quali sono stati fatti passare messaggi di promozione della democrazia e dei diritti dei cittadini.

Uno dei movimenti membro di Filimbi è La Lucha-lotta per il cambiamento, un collettivo di giovani nato a Goma nel 2012, che realizza progetti di democrazia partecipativa e cittadinanza attiva, oltre che azioni concrete di sostegno alla popolazione di cui denunciano i problemi concreti: carovita e mancanza di strade, di scuole, di libertà fondamentali. A gennaio scorso il sindaco di Goma ha vietato tutte le attività del movimento. De La Lucha fanno parte, oltre a Fred Bauman, altri 2 membri che sono stati incarcerati per tre mesi e che sono stati liberati a febbraio scorso.

Traduzione voci 

  •     Floribert Anzuluni (Filimbi) e Micheline Mwendike (La Lucha): i movimenti in Rdc

Floribert Anzuluni, coordinatore Filimbi e uno dei leader del Fronte Cittadino 2016, in esilio in Belgio dal momento dell’irruzione della polizia il giorno del lancio del movimento.

Floribert Anzuluni, Filimbi, Rdc(…) Impossibile rientrare perché siamo tutti perseguitati. Noi siamo ufficialmente accusati di tentativo di colpo di stato, tentativo di rovesciamento del potere e di omicidio del presidente della Repubblica. I due che sono in prigione lo sono da ben presto 9 mesi…un processo bidone è iniziato con dei falsi verbali fatti dagli agenti di Sicurezza che testimoniano che questi giovani appartengono a delle bande armate…hanno montato tutto in modo esagerato e irresponsabile. Ma la nostra rete è ancora lì e si è sviluppata in tutto il paese: l’effetto positivo della repressione è stata che alcuni giovani hanno capito che ce ne sono altri che hanno le loro stesse preoccupazioni, e che le istituzioni al potere non possono permettersi di prendersela con dei giovani che agiscono legalmente, che non sono banditi ma studenti e funzionari. Tutto questo ha esasperato la frustrazione e ampliato la nostra rete. Il nostro più grande principio è il rispetto della legge e delle regole stabilite, che implica la non violenza, questo è chiaro. (…) Quindi poi le nostre iniziative di sensibilizzazione anche nell’interno del paese, nei villaggi, non solo a Kinshasa, hanno ripreso. Per esempio nel Sud Kivu, due settimane fa per dieci giorni un gruppo ha fatto un giro per i villaggi con le t-shirt di Filimbi e di Yves e Fred per sensibilizzare sull’impegno cittadino e dando l’esempio di Yves e Fred. (…) Ci sono altri tipi di azione su cui lavoriamo, per esempio delle messe specifiche sulla necessità di impegnarsi per far andare avanti il paese. Perché è difficile reprimere delle persone in una Chiesa, sarebbero capaci di farlo, ma è difficile. In collaborazione con i preti di alcune chiese, l’idea è di riunire un centinaio di giovani e, dopo o durante la messa, far passare dei messaggi sulla necessità che i cittadini si impegnino. Questi sono alcuni metodi di lotta non violenta che usiamo, (…): la Chiesa cattolica in Congo è nettamente dalla parte dei cittadini.

Micheline Mwendike, studentessa e militante di La Lucha.

Micheline Mwendike, La Lucha, RdcLa Lucha è un movimento di giovani nato nel 2012 perché dei giovani congolesi volevano agire, dei giovani che erano stanchi di aspettare e stare a guardare la situazione deteriorarsi. Io ero lì dall’inizio. Ci siamo chiesti prima di tutto quali fossero i problemi da risolvere. Non quelli di carattere internazionale. I media parlano di problemi elettorali, e non di quelli reali della agente, quelli che viviamo nel quotidiano: la gente non ha acqua, non ha soldi per mandare a scuola i bambini e per pagare l’elettricità, non ci sono strade. Noi de La Lucha pensiamo a questo tipo di problemi.
Abbiamo stabilito degli ambiti di intervento: la disoccupazione, l’accesso all’acqua potabile, l’aspetto della sicurezza, della pace e le infrastrutture. Abbiamo lanciato una campagna “Goma vuole l’acqua”: non c’è acqua potabile a Goma, mentre vicino c’è il lago! (…). Cerchiamo di creare coscienza affinché la popolazione congolese possa prendersi le proprie responsabilità e agire.
Abbiamo realizzato anche dei programmi di promozione della democrazia e di educazione civica, per dire alla gente che prima di eleggere un buon presidente bisogna essere bravi cittadini. È stato durante questo tipo di programmi che Fred e Yves sono stati arrestati.

 

 

Luciana De Michele

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