Ras- le -bol e Sassoufit: i movimenti della Repubblica del Congo

Post By RelatedRelated Post

Da oggi il ciclo “Africtivistes” (dal nome della piattaforma di blogger e cyber-attivisti africani lanciata a Dakar a novembre scorso), all’interno della rubrica “Voci d’Africa”, vi porterà a conoscere gli attivisti dei movimenti cittadini e i membri della società civile impegnati in diversi paesi africani nella lotta per la difesa della democrazia, la promozione dei diritti, della buona governance e della coscienza civica. In molti contesti, spesso questo impegno deve fare i conti con regimi repressivi e autoritari, guidati da capi di stato che non esitano a cambiare le costituzioni per mantenersi al potere. E che proprio quest’anno devono affrontare le urne. 

In occasione delle elezioni nella Repubblica del Congo di domenica 20 marzo, inizio la rubrica con gli attivisti congolesi di due movimenti cittadini nati un paio di anni fa, più che altro dall’iniziativa di giovani (tra cui molti rapper), assetati di libertà e giustizia: Ras-le-bol e Sassoufit.

Il contesto:

Il presidente in carica Denis Sassou Nguesso è al potere dal 1979. Nel 1992 ha perso durante le prime elezioni pluraliste, ma è rieletto presidente nel 2002 alla testa del Partito congolese del lavoro (Pct), dopo una guerra civile e un colpo di Stato. Nell’ottobre del 2015, Nguesso ha indetto un referendum per cambiare la Costituzione in vigore dal 2002, in modo da poter ripresentarsi come candidato alle elezioni previste per luglio 2016. I manifestanti che si opponevano contro questo provvedimento hanno subito una violenta repressione: il bilancio di Fidh (la Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo)  è di una ventina di vittime, contro le 4 ufficiali. Il 22 dicembre Nguesso ha inoltre dichiarato l’anticipazione delle elezioni al 20 marzo, mostrando una forzata accelerazione del calendario elettorale.

Durante tutti questi anni, le organizzazioni della Fdh e gli attivisti congolesi hanno denunciato numerosi casi di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui arresti arbitrari di oppositori politici e attivisti e la pratica della tortura nei luoghi di detenzione da parte delle autorità.

Nel tentativo di soffocare qualsiasi voce di dissenso, è repressa la libertà di manifestazione e di espressione.

Domenica 20 marzo Sassou Nguesso dovrà affrontare alle urne una rosa di altri 8 candidati, di cui 5 facenti parte della coalizione dell’opposizione (Frocad/Idc, il Fronte Repubblicano per il rispetto dell’ordine costituzionale e l’alternanza democratica e dell’iniziativa per la democrazia in Congo).

Venerdì 4 febbraio la campagna elettorale è iniziata nel paese:

Il clima attuale è di paura: gli attivisti dei movimenti descrivono una Brazaville militarizzata.

 

I movimenti:

 Ras- le- bol : “Il potere al popolo, due mandati sono abbastanza”!

“Dall’uscita dal carcere dei nostri compagni abbiamo continuato le nostre attività, ma le autorità non ci lasciano tranquille, c’è un clima teso qui! Regna un clima di paura perché la gente pensa che se l’attuale presidente perderà le elezioni trascinerà il paese nell’instabilità. Le intimidazioni e gli arresti continuano…”

Martial Panucci da Brazaville, artista rapper congolese, 26 anni, portavoce e membro fondatore di Ras-le-bol

raslebolRas-le-bol (letteralmente dal francese “la scodella è piena”: un’espressione per dire “Ne abbiamo abbastanza”) è un movimento cittadino nato nel 2013, quando Martial Panucci ed altri amici artisti (soprattutto rapper, ma anche pittori e attori), hanno iniziato a discutere. Indignati dalla situazione di povertà e ingiustizia in cui vive la popolazione e dall’autoritarismo del regime in carica, che nega e reprime le libertà democratiche, è nel dicembre 2014 che hanno veramente iniziato a strutturarsi. Secono quanto afferma il portavoce, oggi il movimento conta un centinaio di membri più tanti simpatizzanti, con un’età media di 26 anni, studenti o diplomati disoccupati. La base del movimento è a Brazaville, ma Ras le bol è presente anche a Pointe Noire e a Owando. Privi di sostegno finanziario, il movimento si autofinanzia attraverso collette e la vendita di t-shirt. La comunicazione interna avviene via telefono e grazie ai social network, anche se quest’ultima modalità è ostacolata dai frequenti oscuramenti della rete da parte del governo. Ciò non impedisce agli attivisti di Ras le bol di avere e aggiornare costantemente la loro pagina facebook, da dove potete seguire le loro lotte e una cronaca reale e quotidiana dei misfatti e della repressione attuata dal governo attuale.

 

Sassoufit: “Non toccare l’articolo 59”!

Ci siamo incontrati noi attivisti sul terreno e gli espatriati su internet dal marzo 2014. Gli obiettivi sono il risveglio della coscienza cittadina, la difesa della democrazia e delle leggi della Repubblica, tra cui l’alternanza al governo. Difendiamo i valori della libertà di espressione, della distribuzione equa delle ricchezze tra la popolazione. Non abbiamo diritto di dire niente qui in Congo, se lo fai diventi obiettivo della polizia e dei servizi di sicurezza, siamo controllati. Io sono stato a più riprese sorvegliato dalla polizia, non abbiamo diritto di esprimerci come vogliamo: è questo che vogliamo cambiare, lottiamo per questo.

 Daniel da Brazaville, membro fondatore del movimento Sassoufit

Sassoufit - Andrea Ngobet

Andrea Ngombet, membro fondatore di Sassoufit e rappresentante del movimento in Europa, presenta la campagna “Touche pas l’article 57” agli altri attivisti africani durante il summit “Africtivistes” a Dakar.

Il movimento sceglie il proprio nome con una trovata linguistica che unisce l’espressione francese “è sufficiente così” al nome dell’attuale presidente “Sassou” Nguesso.
Come Ras-le-bol, anche Sassufit si definisce un movimento cittadino e non violento. Ha comitati in tutto il paese, oltre che in Francia e in Canada. I coordinatori di queste rappresentanze sono una ventina di uomini e donne, di tutte le età: quella media, è la trentina. Anche in questo caso il canale di comunicazione e mobilitazione è il telefono e l’internet, nonostante la connessione non sia spesso accessibile. I membri del movimento si autofinanziano.
Prevedendo il referendum dell’ottobre scorso, già nel 2014 Sassoufit aveva lanciato la campagna on -line (su facebook e twitter) “Touche pas à l’article 57” (“Non toccare l’articolo 57”), per impedire a Sassou Nguesso di cambiare la Costituzione. L’articolo 57 della Costituzione congolese è infatti quello che riguarda la limitazione del mandato presidenziale di 7 anni, rinnovabile una sola volta.

 

La traduzione (audio “Voci d’Africa”):

  •     Floribert Anzuluni del movimento Filimbi e Micheline Mwendike di La Lucha: i movimenti in Rdc

 

È veramente embrionale la democrazia in Congo, è da costruire. Non c’è libertà d’espressione né di manifestazione: la prova è che il 9 ottobre, quando hanno arrestato i nostri 6 membri, non facevamo niente di male, non abbiamo turbato l’ordine pubblico, se non manifestare, non abbiamo turbato l’ordine pubblico, manifestavamo pacificamente…Riguardo alla libertà di espressione, ci sono degli organi della stampa che sono sempre chiusi; affinché un giornale possa esistere qui deve essere al soldo del potere. (…). Ci ritroviamo in strada nei quartieri per sensibilizzare le persone e far loro conoscere i loro diritti e doveri. Procediamo anche con la proiezione di film per risvegliare la cittadina civica, organizziamo incontri cittadini con i giovani sul perché militare e lottare. Organizziamo anche manifestazioni e sit-in…

Andrea Ngombet, Sassoufit

Eravamo 3 all’inizio, io a Parigi, un corrispondente in Canada e dei giovani in Congo. Poi siamo cresciuti…I social media ci hanno permesso di informare i congolesi, o meglio di fare della controinformazione, perchè in Congo i media sono controllati 100% dallo Stato, è difficile dunque dare una informazione contraria o un’analisi di quello che succede. Quindi la prima parte del lavoro è stato di analizzare quello che il governo diceva, mostrare quello che non andava e poi mobilitare i congolesi intorno a una pagina facebook “Non toccare l’articolo 57”, riferito all’articolo della Costituzione che limita i numeri di mandati in Congo.
In particolare durante la mobilitazione, in occasione di una manifestazione, il presidente…o  meglio… il dittatore non ha esitato a oscurare internet, perché sapeva bene che avrebbe aiutato a organizzarsi meglio. Quello che si fa è che, prima che la rete sia oscurata, circolano delle semplici istruzioni: ognuno sa quello che deve fare, e anche se non c’è internet le persone raccolgono le informazioni e appena torna la connesione le pubblicano. Quindi l’oscuramente ritarda l’azione in rete, ma non la impedisce. Dal 20 ottobre fino a domenica 25 non c’è stato Internet in tutto il Congo. Lavoriamo a dei comitati di azione, perché oltre ad essere sulle reti sociali ci sono altri che lavorano concretamente sul terreno. Prepariamo l’insurrezione cittadina, perché per noi Sassou Nguesso è fuori dalla legge dal 25 ottobre, non ci sono più istituzioni legali in Congo, è un paese senza presidente, e lavoriamo affinchè il potere illegittimo se ne vada.

Luciana De Michele

Leave a Comment

Email (will not be published)