Elezioni in Gambia /9. Inizia il conto alla rovescia per Yahya Jammeh. In Senegal pronti all’intervento

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Yahya Jammeh è ancora presidente del Gambia solo per qualche ora. Se non accetterà la fine del suo mandato, l’esercito della Cedeao guidato dal Senegal interverrà.

Prima pagina JammehQuando in Italia e in Europa sarà già mezzanotte, in questo angolo d’Africa inizierà il vero conto alla rovescia per altri 60 minuti. Se a Banjul gli abitanti che non hanno potuto o voluto lasciare la capitale, come i molti che sono fuggiti nelle aree rurali o in Senegal, si chiuderanno in casa temendo il peggio, a Dakar pure si trattiene il fiato fino allo scoccare dell’ora di Cenerentola. Il principale sito web di informazione senegalese, Seneweb, ha già pubblicato nei caratteri cubitali sensazionalistici della sua intestazione “Gambia. L’assalto dell’esercito della Cedeao alle 00”. Notizia che già si sapeva, e confermata dall’Agenzia di stampa senegalese (Aps). La tensione è salita ieri quando Jammeh ha convinto il Parlamento a proclamare lo stato d’urgenza in Gambia, di ben 90 giorni.

E così, se nella regione meridionale del Senegal, ci si chiede se le truppe senegalesi e della Cedeao stanziate sul confine con il Gambia davvero avanzeranno tra una manciata di ore, in capitale in tanti si domandano se sarà proprio dall’ambasciata del Gambia di Dakar che Adama Barrow presterà giuramento e diventerà ufficialmente Presidente del Gambia. Un presidente neo-eletto e già in esilio, ma in cui riposano le speranze di tutti che possa finalmente instaurare la democrazia in Gambia.

Tuttavia, in questo preciso momento, prima di pensare al sogno democratico, è forse più urgente sperare che Yahya Jammeh possa davvero ripensarci: che accetti all’ultimo momento qualche esilio dorato, (come quello proposto proprio ieri dal re Muhammad VI in Marocco e probabilmente oggi dal presidente della Guinea Conakry Alpha Condé, che, dichiarandosi contrario all’intervento militare, ha inviato a Banjul dei diplomatici), o che ceda a negoziazioni di cui non sappiamo nulla, come quelle che staranno ipoteticamente tentando i leader religiosi senegalesi…

È meglio credere intanto a tutto ciò e scongiurare un’azione militare che faccia più danni di quelli che già un amore malato, illimitato e arrogante di una sola persona per il potere sta causando a migliaia di persone.

Intanto, infatti, nel giro di un paio di giorni, la popolazione che ha deciso di fuggire dal Gambia (non solo gambiani, ma anche senegalesi stessi o cittadini dei Paesi della sub-regione) per mettersi al sicuro in Casamance e nella regione centrale del Senegal, (Kaolack), è passata da qualche centinaia a un paio di migliaia. Le Ong stanno iniziando a evacuare e a chiudere i progetti in corso in Casamance, e così centinaia di persone, sopratutto senegalesi e africane, perderanno lavoro. I villaggi senegalesi, già con pochi mezzi di sostentamento di per sè, si stanno trovando a dover gestire ognuna centinaia di persone. Le prime arrivate, hanno trovato posto in famiglie di accoglienza; per altri, bisognerà intervenire in aiuto.

È anche per questo che i giovani della diaspora gambiana si sono attivati in una raccolta fondi on-line, mentre l’organizzazione Africans Rising for Peace, Justice and Dignity si è riunita oggi a Dakar per incontrare le organizzazioni della società civile senegalese e pensare insieme a una modalità di intervento unificata della società civile africana nei confronti degli sfollati e della socetà civile gambiana rimasta nel proprio Paese.

Per contribuzioni alla raccolta fondi: gofundme.com

Vai allo Speciale Gambia: La cronaca della fine della dittatura di Yahya Jammeh

Luciana De Michele

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