Gli “Indignati” d’Africa

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Tra la Spagna e gli Stati Uniti, i movimenti di “indignati” hanno trovato posto anche in Africa. Un continente in cui ancora più opprimenti sono i problemi del quotidiano, in paesi dove spesso le risorse naturali abbondano, ma la popolazione vive nell’indigenza. Nona puntata della rubrica Africtivistes sulla società civile e i movimenti africani.

Cosa avrebbe detto Stéphane Hessel oggi, nel constatare come il suo libro “Indignatevi” abbia ispirato e incoraggiato alla mobilitazione cittadini di tutto il mondo, compresi quelli africani?
In diversi paesi del continente, non sono poche le persone indignate per la situazione di miseria nei propri paesi, di fronte al lusso di cui godono un pugno di dirigenti, nonostante in molti casi la ricchezza di risorse naturali del territorio in cui vivono. Sebbene per la maggior parte ancora collettivi embrionali, esistenti su facebook o non ancora troppo presenti sul terreno (come in Congo Brazaville e in Repubblica Democratica del Congo), una minoranza di attivisti africani che si identifica sotto la sigla di “indignati” porta avanti le sue battaglie come i colleghi spagnoli o americani: con la differenza, però, di essere alquanto isolati dagli altri movimenti omologhi in Africa e nel mondo. E, soprattutto, che la risposta dei governi è in alcuni contesti quella violenta o comunque repressiva che conosciamo.

Così succede infatti per la Coalition des Indignés de la Cote d’Ivoire (CICI), che sul loro sito si definiscono “la coscienza del popolo in marcia”: una coalizione di associazioni che hanno per obiettivo quello di “lottare per il benessere del popolo della Costa D’Avorio…per i valori della democrazia e delle libertà pubbliche, contro il carovita, per una politica sociale nei trasporti e nell’insegnamento”. Samba David, fondatore della Coalizione e oppositore al Presidente Alassane Ouattara, è stato arrestato a settembre 2015 e da ottobre condannato a sei mesi di carcere. Vedi la pagina facebook.

Indigné du senegalLes indignés du Sénégal è un movimento lanciato nell’ottobre 2012, qualche mese dopo le elezioni in Senegal che hanno portato al potere l’attuale presidente Macky Sall. All’epoca riuniva giovani, in particolare studenti, che originariamente rispondevano agli appelli in piazza di Y’en a Marre durante il processo elettorale e la lotta contro Wade. Oggi gli indignati del Senegal fanno parte del “Fronte patriottico per la difesa della Repubblica: una grande coalizione dell’opposizione senegalese che raggruppa partiti politici, sindacati e movimenti cittadini. «Vogliamo cambiare il paese e abbiamo i mezzi per farlo, non stiamo fermi a guardare i politici fare», assicura Papa Mokhtar Diallo, leader degli indignati senegalesi. Vedi la pagina facebook.

In Gabon, invece, gli indignati hanno creato il loro movimento nel 2008, su iniziativa di Feu Gregory Ngwa Mintsa, attivista e oppositore dell’allora presidente Omar Bongo Odimba – incarcerato nel 2009 al fianco di Marc Ona Essangui – oltre che difensore di cause come la lotta contro l’appropriazione indebita di denaro pubblico e lo sfruttamento delle risorse estrattive nel paese. Dopo la morte di Mintsa, nell’aprile 2014 è sotto la coordinazione della sindacalista Aminata Ondo che gli indignati del Gabon continuano la lotta. È lei la protagonista di Voci d’Africa di questa puntata di Africtivistes.

Traduzione Voci d’Africa:

 

Il movimento degli indignati in Gabon vuole prima di tutto portare la voce dei senza voce, che spesso non hanno la possibilità di farsi sentire, di esprimersi. Il nostro movimento si mobilita per manifestare la loro indignazione. Prendo il caso per esempio dei rischi medicali in Gabon: tanti cittadini non hanno accesso alle cure perché non possono pagarsele, e anche se riesci a pagartele la qualità non è buona! Vedete?! Abbiamo tanti di quei problemi in Gabon! Le persone muoiono, non ci sono alloggi alla portata di tutti, la gente affronta difficoltà incredibili…viviamo in un Paese ricco, ma la miseria in Gabon è insopportabile. Per questo è il movimento degli indignati in Gabon che cerca di prendersi carico dei senza voce e di trovare soluzioni…
Ah, noi indignati siamo più di mille persone, che si identificano nella società civile. Io porto la voce dei senza voce degli indignati, della mia corporazione di comunicatori, – che sono pure degli indignati -, porto la voce di coloro che subiscono le conseguenze di errori o negligenze mediche negli ospedali. Facciamo iniziative cittadine, incontri, comunicazioni attraverso i media, manifestazioni e sit-in, (che sono represse, ma noi le facciamo), delle conferenze stampa per farci sentire in casi gravi e urgenti. Subiamo delle intimidazioni, chiaramente. Il presidente fondatore è stato prelevato e arrestato…non si può vivere in casa propria, perché si ha paura di essere rapiti, quando siete arrestati e messi in prigione non è facile, siete sconnessi dalla vostra famiglia, dai vostri amici. Non è facile essere attore della società civile: siete esclusi dal luogo di lavoro, dalla vostra famiglia, subite pure minacce che coinvolgono i membri della famiglia…siete completamente isolati.

Luciana De Michele

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