Tra contestazione, rap e promozione di coscienza civica: il movimento Y’en a marre in Senegal

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Protagonista nella lotta per la sconfitta elettorale di Abdoulaye Wade nel 2012, in Senegal il collettivo cittadino Y’en a marre continua le sue attività di contestazione, salvaguardia della democrazia e promozione di senso civico. Tra musica rap e originali progetti.

Quinta puntata della rubrica Africtivistes sulla società civile e i movimenti cittadini africani, che resterà con voi tutta la settimana su Voci d’Africa.

 

Contesto:

In Senegal, dove la società civile ha potuto svilupparsi in un clima politico stabile e essenzialmente democratico, una miriade di associazioni e organizzazioni sono attive in ogni settore. Dagli anni Duemila, è proprio in questo paese che sono nati i Movimenti cittadini: il primo è stato creato da Penda Mbow, intellettuale di spicco nel paese, che ha sempre militato per la democrazia e per i diritti civili. In un’intervista che ho realizzato dopo le elezioni presidenziali del 2012, la professoressa affermava che la mobilitazione dei giovani di quel momento non era cosa nuova nel paese, ma un fenomeno che aveva ripreso ad esistere, dopo anni di silenzio.

In occasione del processo elettorale del 2012, caratterizzato da proteste e contestazioni a causa del forcing del presidente uscente di allora Abdoulaye Wade di imporsi illegittimamente come candidato alla presidenza per la terza volta consecutiva, è nato il movimento cittadino Y’en a marre.

Y'en a marre carta di elettoreGrazie alle mobilitazioni che questo collettivo, insieme al Movimento 23 giugno (piattaforma di movimenti, associazioni, partiti e di tutti gli attori che si opponevano alle derive dittatoriali di Wade in quel momento), hanno allora saputo organizzare, e alla grande sensibilizzazione di Y’en a Marre sull’utilizzo dell’esercizio del diritto del voto come più grande arma di lotta, il principio democratico dell’alternanza è stato salvaguardato. Dal 2012 il presidente del Senegal è dunque Macky Sall, che proprio in occasione del referendum che si è svolto il 20 marzo è stato contestato per non aver mantenuto la promessa di ridurre il proprio mandato in corso a 5 anni proprio da parte di quella stessa società civile e movimenti, (Yem in prima fila), che l’aveva appoggiato 4 anni fa,

 

Il movimento

Y’en a marre (“Sono stufo”)

È nato dall’iniziativa di un gruppetto di trentenni, tra cui il giornalista Fadel Barro e alcuni artisti rapper, come Thiat e Kilifeu. Altri rapper (come Fou Malade e Simon), e gruppi rap, li hanno raggiunti poco dopo.

Yem è un movimento che include giovani – ma ormai anche meno giovani – in cui sicuramente la music rap ha giocato un ruolo fondamentale in termini di visibilità e potenziale comunicativo. Ma non solo. L’apertura e la creatività dei suoi membri, che emerge nei loro slogan e nelle trovate originali dei progetti e delle azioni sul terreno, lo hanno fatto divenire un movimento modello ispiratore per tanti attivisti e membri della società civile di numerosi altri paesi africani, da cui spesso sono stati contattati. Lo hanno fatto per esempio per il movimento Balay citoyen in Burkina Faso e per Filimbi in Repubblica Democratica del Congo. Il giorno del lancio di quest’ultimo movimento a Kinshasa, nell’aprile del 2015, tra le persone arrestate in seguito all’irruzione dei militari nella sala della conferenza stampa, c’erano anche alcuni membri di Y’en a marre, che erano stati invitati per uno scambio di esperienze.
Altri attivisti, come per esempio in Niger, hanno invece cercato di creare Y’en a marre, senza poi riuscirci. I membri di Yem sono oggi “persona non grata” in Gambia, mentre si sono visti negare il visto in altri paesi, dove altri esponenti della società civile li avevano invitati.

Sull’origine, le finalità e le attività del passato di Y’en a marre, potete leggere l’intervista a Fadel Barro, che avevo realizzato poco dopo la nascita del movimento, alle fine del 2011.

La cosa interessante ora è capire cosa ne è stato del movimento in questi ultimi anni che hanno s

Fou Malade

Il rapper Fou Malade, membro attivo di Y’en a marre, durante la campagna a Dakar per il NO pochi giorni prima del referendum del 20 marzo.

eguito l’elezione di Macky Sall. È stato ancora una volta il coordinatore Fadel Barro a spiegarmelo, nel quartier generale del movimento, a Parcelles Assainies (periferia di Dakar):

Dopo elezioni, Yem aveva iniziato già a riflettere al dopo, sapendo che quando le sfide diminuiscono di intensità, le persone o abbassano le braccia o sono cooptate dal sistema. Noi abbiamo evitato entrambe le cose. Prima di tutto, di essere recuperati dal sistema: il presidente della Repubblica ci aveva proposto infatti dei posti come ministri e nell’Assemblea Nazionale, ma noi abbiamo rifiutato. Poi abbiamo cercato di canalizzare le energie che erano emerse durante le elezioni presidenziali, soprattutto dei giovani, affinché diventassero una forza trasformatrice della società. Abbiamo iniziato così una serie di progetti, raggruppati in un programma chiamato “Costruire il domani”.

Il principale progetto realizzato da Yem è Dox ak sa gox,  (in wolof, “Cammina con la tua comunità” –guarda il documentario). L’obiettivo era di costruire la democrazia partecipativa alla base, a livello delle collettività locali. In una prima fase si è svolta una formazione rivolta ai giovani in buona governance, democrazia partecipativa, leadership e comunicazione. In seguito Yem ha istallato delle basi in tutte le regioni del paese, dove i giovani potessero ritrovarsi e discutere dei problemi di governance locale.

Il collettivo è strutturato da uno zoccolo duro formato dal coordinatore, il direttore artistico, il portavoce, il responsabile della comunicazione, dei progetti, delle finanze ecc., e dagli spiriti Y’en a marre. Gli spiriti dirigono i collettivi nelle regioni, secondo i dieci comandamenti dello spirito Yem. Lo zoccolo duro si riunisce ogni settimana a Dakar, mentre ogni due mesi si ritrova con gli spiriti a livello nazionale.

I 10 comandamenti degli spiriti Y'en a marreNell’ottica della promozione del dialogo tra i giovani leader e istituzioni, Yem ha creato delle giurie popolari a Dakar, come pure nelle altre regioni e negli altri villaggi di tutto il paese, nell’ambito del progetto Wax ak sa maire, (“Parla con il tuo sindaco”): incontri dove i giovani hanno avuto la possibilità di interpellare i sindaci eletti sul loro mandato e di dibattere con loro sullo sviluppo locale.

Altri progetti hanno riguardato invece l’educazione popolare per il “cambiamento della mentalità”. La sensibilizzazione per la diffusione di senso civico è stata attuata grazie alla realizzazione di una serie televisiva di sketch diffusa anche sui social network e su youtube, dal titolo omonimo al progetto “Dox ak sa gox” (guarda l’episodio n.1).

In cantiere ci sono la costruzione di un sito web come osservatorio a disposizione di tutti i giovani di quanto succede nel paese in termini di violazione della buona governance e della democrazia, e la creazione di “un’università dell’impegno cittadino”che riunisca gli attivisti del continente.

Y’en a marre non si limita a progetti di promozione di buona governance e senso civico; così come la si ritrova attive con azioni sul terreno al fianco delle popolazioni, i suoi membri sono sempre pronti a denunciare problemi e a mobilitarsi in difesa della democrazia, come nel caso più recente del referendum del 20 marzo.

 

Traduzione Voci d’Africa:

  •     Fadel Barro di Y'en a Marre

 

Fadel Barro

Fadel Barro, coordinatore Y'en a MarreQuando il paese ha bisogno di noi ci organizziamo; per esempio quando ci sono state le inondazioni nel 2013 il movimento si è speso per pulire, un commissariato di carabinieri e l’ospedale Philippe Maguilene Senghor. Quello stesso giorno allo stesso tempo abbiamo preso posizione su un dibattito allora in corso, sul fatto che Macky volesse ristabilire il Senato. Quel giorno abbiamo lanciato un messaggio forte a Macky Sall per dirgli che il Senato non era una priorità, e che se continuava a parlarne avremmo mobilitato i senegalesi. Noi avevamo fatto la dichiarazione a mezzogiorno, e alle 20 lui stesso ha affermato pubblicamente che rinunciava a ristabilire il Senato utilizzando le nostre stesse parole (…). Contiamo sul fatto di interpellare i cittadini ogni volta che pensiamo che i principi democratici siano violati.
Abbiamo organizzato episodicamente a Dakar una “Fiera dei problemi e delle soluzioni” nel 2013, per ricordare a Macky Sall gli impegni presi, oltre che un grande meeting per ricordargli che la promessa è un debito, che un nobile si riconosce attraverso il rispetto della parola data.
Nelle regioni invece, oltre alle giurie popolari dei “Wax ak sa deputé, ak sa maire”, abbiamo organizzato gli incontri “Waxal ak say bayecatt” a Nganda per attirare l’attenzione delle autorità sull’isolamento di certe popolazioni – come quello di alcuni agricoltori che non riescono a sfruttare le loro risorse per mancanza di strade e infrastrutture -, ma anche per lottare contro la speculazione della commercializzazione dell’arachide. Dal villaggio di Nganda abbiamo emesso un messaggio forte, e qualche settimana dopo il presidente si è recato a Kaffrine, ha parlato della strada di Nganda e ha preso misure contro la speculazione dell’arachide.
Avevamo fatto una campagna sui disabili e poi sono state presi dei provvedimenti anche in questo settore, e le associazioni di disabili sono venuti a congratularsi con noi.
Tra l’altro, il progetto stesso “Dox ak sa gox” è stato premiato dal Premio Principe Claus, dei Paesi Bassi.
Da una parte manteniamo la pressione sulle autorità, dall’altra cerchiamo di promuovere nei giovani il valore della democrazia partecipativa, di far loro capire loro che non devono restare ad aspettare, che devono essere attori del loro propio destino.
Se non avessimo avuto dei buoni risultati non avremmo ricevuto dei riconoscimenti: prima di tutto da parte di organizzazioni senegalesi, come Enda Tiersmonde – che ci ha riconosciuto come leader modello di trasformazione sociale nel 2013 – e poi nel 2015 da parte del Re dei Paesi Bassi. Ma per noi non è questo a essere importante: il barometro sono le popolazioni. Ci sono tanti senegalesi che parlano male di noi, ma noi non facciamo tanto comunicazione su questo, preferiamo concentrarci a lavorare e basta. 

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Conferenza stampa alla sede del movimento nel febbraio 2012. Da sinistra a destra, i rapper Simon, Kilifeu e il giornalista Fadel Barro.

Luciana De Michele

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