Razza e pregiudizio: chiacchierata con Marco Aime

L’omicidio di Georges Floyd il 25 maggio scorso negli Stati Uniti ci costringono a dover tristemente affrontare nel terzo millennio questioni come il razzismo e il concetto di “razza“: categoria che, ormai superata e priva di basi scientifiche, continua a sopravvivere nel senso comune, nell’immaginario e nelle retoriche di molte persone e gruppi.

Manifestazione Black lives matter

Purtroppo, la categorizzazione razziale non è la sola che continua a persistere, poichè da sempre va a braccetto con il pregiudizio nei confronti delle persone di pelle “nera”, uno dei gruppi più discriminati nella Storia: perchè? Cambierà qualcosa? L’Uomo Nero farà ancora paura? Quale il ruolo delle nuove generazioni? Quanto ognuno di noi contribuisce inconsapevolmente a reiterare l’idea della razza, categorizzando?

Nel linguaggio politically correct il nero è sempre “afroamericano“, mai un americano come gli altri. Persino negli slogan antirazzisti del movimento “Black lives matter” , si finisce per “separare” le vite dei neri dalle altre…
Se è vero che la concezione di “negro” ha origine negli Stati Uniti, dove la persona “nera” nasce nella Storia del continente come “schiava“, è anche vero che, nella simbologia dei colori della cultura occidentale, il “nero” è il colore della paura, della rabbia, dell’illegale.

Di tutti questi temi discuto nella video-intervista con l’antropologo Marco Aime in questo approfondimento pubblicato sulla rivista Africa.

A seguire il link: Chi ha ancora paura dell’Uomo Nero?

Luciana De Michele

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