Una giornata sull’Isola dei serpenti

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È una delle mete più suggestive per un’escursione a Dakar, o per una domenica fuori porta. Tra piscine naturali e baobab nani, immersi nell’atmosfera animista lebu, eccovi una carrellata di immagini dell’Isola de la Madeleine, denominata anche l’«Isola dei serpenti».

 

L'Isola dei serpentiAlla fine di una traversata sulla piroga un po’ agitata, nella parte di Oceano Atlantico che tocca la Corniche ovest di Dakar, già le prime rocce laviche dell’isola accolgono il visitatore, meravigliato di ritrovarsi immerso in una così suggestiva natura a soli tre chilometri dalla terraferma. A dare il benvenuto, di fianco alla piroga durante un’involata a pelo d’acqua o al di sopra delle grandi rocce di basanite (che testimoniano il raffreddamento rapido del materiale vulcanico che ha dato vita a altri punti della capitale senegalese – la punta di Fann, di Cap Manuel e l’isola di Gorée-), sono i 400 cormorani dell’isola.

Oltre a loro, a dominare l’isola è l’uccello divenuto il logo del parco stesso, il Phaeton dal becco rosso, che attira gli ornitologi da tutte le parti del mondo: «bianco e dalla caratteristica lunga coda, questo uccello20161101_172120 marino nidifica tra le rocce dell’Isola de la Madeleine, unico posto al mondo insieme all’India. Eccovi nel nido di un Phaeton!» esclama fiera la guida del Parco, che dopo una breve ma ripida scarpinata tra le rocce ci porta diretti davanti a un maestoso e grande esemplare, che ci fissa immobile e silenzioso.
Del resto, oltre che emblema del Parco, il Phaeton è anche sacro simbolo della confraternita musulmana senegalese Layene. Si dice che sia stata la comparsa misteriosa e rara a Dakar di tale uccello, che si è posato diretto sulla spalla di Seydina Mandione Laye, a decidere l’elezione di quest’ultimo come secondo Califfo dei Layene.

Lunga 600 metri e con una superficie di 17 ettari, l’isola fa parte dei territori lebu, il gruppo dei pescatori wolof che anticamente si sono istallati sulle coste: come nelle altre isole, anche quella di Madeleine accoglie i rituali di tale gruppo, che ancora conservano antiche credenze e tradizioni. Sarà la guida stessa a portarci proprio davanti al grande baobab nano teatro di riti e culti: al suo interno, tra i robusti rami, se ne vedono le tracce nelle monete o nelle macchie bianche di latte cagliato che i lebu sono soliti versare durante i loro sacrifici.«Anche io tuttora, nonostante sia laureato, eseguo quello che mi ha tramandato la mia famiglia e gli ancestri: prima che la piroga iniziasse la traversata, ho gettato del latte in mare», assicura la guida.

Come tutti i territori lebu, anche l’Isola della Madeleine è protetta misticamente da un genio (uno spirito) di nome Ndeuk Ndaour, che bisogna guardarsi bene dal far adirare, e che assicura il rispetto dell’isola. Si pensa che sia grazie a lui che l’isola sia rimasta pura e vergine: un ecosistema unico che accoglie una biodiversità eccezionale, tra baobab nani e una ricca fauna marina (stelle marine, pesci dai molteplici colori, ricci, molluschi) e terrestre (tartarughe che si nascondono nell’alta vegetazione, artropodi strani come la Analepte Trifasciata), che non permette alcun intervento o insediamento umano. A provarlo è l’unico rudere presente sull’isola, la leggendaria casa del Signor Lacombe: pare che nel 1770 abbia provato più volte a costruire la sua casa in pietra sull’isola, ma che abbia dovuto poi abbandonare l’impresa per l’ostilità delle forze mistiche, che ogni sera distruggevano il lavoro fatto durante il giorno.

Tra realtà, mito e leggenda, continuiamo con un po’ di storia: il primo a mettere piede sull’isola, (secondo la solita lettura occidentale della storia geografica umana), si dice sia stato nel 1444 il navigatore portoghese Dinis Dias, ben prima che il territorio fosse ceduto nel 1765 alla Corona di Francia dal re wolof Damel. Nel 1865 il faro del vicino promontorio di Mamelles è stato costruito per ridurre i naufragi causati dall’isola. Nel 1944 un medico francese voleva trasformare l’isola in un “centro benessere”  dell’Aof (l’impero coloniale dell’Africa Occidentale Francese), di rimessa in forma, con tanto di sport e cinema, ma il progetto non ha mai visto luce. Se è nel 1949 che la flora e la fauna dell’isola sono state protette per decreto e l’isola è divenuta una riserva ornitologica, è nel 1976 che è nato ufficialmente il Parco dell’Ile de Madeleine.

Prima di lasciarvi alle immagini, una nota sull”origine del nome: se l’isola è stata soprannominata «Isola dei Serpenti», sono in pochi a credere che sia a causa della presenza di tali rettili (ce n’è una sola specie sull’isola, tra l’altro inoffensiva). Si pensa infatti piuttosto alla deformazione dell’espressione Ilot de Sarpan, dal nome di un sergente che si crede sia stato deportato per qualche tempo sull’Isola. Il termine invece «Madeleine» si pensa provenga dall’antico portoghese Ilha de Madalena, o dal nome della nave idrografica che nel 18 secolo ha tracciato la carta della costa. L’isolotto di fronte all’Ile de Madalene è invece chiamata «Ile Lougne», che in lebu significa “che affiora” dalla superficie dell’acqua.

Guarda la galleria di foto:

 

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Luciana De Michele

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